Alla New York Fashion Week 2026 il successo non è più una questione di presenza scenica, ma di architettura strategica. A dirlo sono i dati elaborati da WeArisma, piattaforma globale di creator e social intelligence, che ha analizzato oltre 130 milioni di voci influenti e più di 20 miliardi di conversazioni social in sette piattaforme.
Il risultato: la leadership non si gioca più sullo show, ma sulla capacità di progettare distribuzione globale, casting cross-market e attivazione coerente delle piattaforme.
Il 72% del Media Value concentrato su tre brand
Calvin Klein, Ralph Lauren e Michael Kors hanno generato insieme circa il 72% del Media Value complessivo della settimana.
Ma la concentrazione non è solo un tema di potenza economica: riflette un modello strutturato di leadership culturale.
Calvin Klein ha registrato la performance più alta, con una crescita dell’86% anno su anno. Quasi il 40% dell’Earned Media Value è stato trainato da celebrity, e quasi la metà della visibilità è arrivata dai mercati APAC. Un segnale chiaro: il casting non è più una scelta creativa, ma una leva geopolitica.
La presenza di figure come Milk Pansa e Jennie delle Blackpink ha trasformato un evento americano in un moltiplicatore cross-culturale.
Heritage e continuità come asset competitivo
Secondo posto per Ralph Lauren, che dimostra come l’heritage resti un driver strategico quando attivato con precisione.
L’equilibrio tra owned media ed earned media, insieme a una front row calibrata con personalità come Anne Hathaway e Lana Del Rey, ha rafforzato una narrativa di continuità.
In un mercato caratterizzato da iper-frammentazione dell’attenzione, la coerenza diventa elemento differenziante.
Owned media sopra benchmark: il caso Michael Kors
Michael Kors ha legato la sfilata ai 45 anni del brand, con oltre il 50% del Media Value generato dai propri canali. Un dato superiore ai benchmark di settore.
TikTok, in particolare, ha inciso per circa il 40% dell’Earned Media Value. La piattaforma rappresenta oggi il canale a maggiore crescita (+192% anno su anno), mentre Instagram mantiene la quota più alta complessiva (42%).
La dinamica segnala un cambio strutturale: la leadership si costruisce dove si concentra l’attenzione nativa delle community.
Earned media come moltiplicatore di lungo periodo
Brand come Tory Burch e Khaite evidenziano come la visibilità earned generi crescita incrementale e momentum nelle ricerche online.
Tory Burch ha registrato un +180% anno su anno, con il 95% del Media Value generato da copertura earned. Khaite ha ottenuto il 72% del proprio EMV da account stampa.
Il dato conferma che la riprova sociale – stampa e influencer – continua a incidere sulla costruzione di valore nel medio periodo.
L’influenza si sposta: accelerano EMEA e APAC
Se il Nord America resta dominante, la crescita è sempre più globale:
- EMEA: +205%
- APAC (esclusa Cina): +140%
- Cina: +111%
La Fashion Week non è più un evento territoriale, ma una piattaforma di attivazione sistemica.
Come sottolinea Jenny Tsai, CEO di WeArisma, non esiste una formula unica per il successo, ma esiste uno schema: trattare la fashion week come una strategia di distribuzione globale, progettando valore cumulativo e non picchi isolati.
Metodologia
L’analisi ha monitorato le principali sfilate newyorkesi in una finestra di due giorni prima e dopo ogni show, misurando Media Value (earned + owned) ed Earned Media Value (stampa, influencer e celebrity).
Brand analizzati: Calvin Klein, Ralph Lauren, Michael Kors, Tory Burch, Coach, Marc Jacobs, Proenza Schouler, Khaite, Altuzarra e 7 For All Mankind.
